About Mary
















Leaving our Country is never easy, often it's an extreme and obligatory choice, just as it's not easy to start a new life in a place that does not belong to us, where we lose familiar reference points. Whoever flees from Countries where people die due to famine, religious and political persecutions, is driven by desperation and a survival instinct. However, the emigrant, inside himself, constantly coexists with the sense of loss, of an identity vacuum, of loneliness.

This is the story of Mary Fagan, my great-grandmother, who escaped from Ireland in 1901. Together with her husband Patrick she left all her family in Mullingar and with the ship reached Glasgow, where, with difficulty, she rebuilt her life, in a Country where integration for Irish Catholics was difficult. In this work I tried to tell the pain of Mary's abandonment of her land and loved ones with Mary's eyes; that sense of loss that accompanies the immigrant, in every age and every place.


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Lasciare il proprio Paese non è mai facile, è una scelta estrema ed obbligata, così come non è semplice vivere in un luogo che non ci appartiene, dove perdiamo i punti di riferimento familiari.
Chi fugge da paesi dove si muore per la carestia, per le persecuzioni religiose e politiche, è spinto dalla disperazione e dall'istinto di sopravvivenza. Tuttavia l'emigrante, dentro di sé, convive costantemente con il senso di perdita, di vuoto identitario, di solitudine.

Questa è la storia di Mary Fagan, la mia bisnonna che scappò dall'Irlanda nel 1901. Insieme al marito Patrick, lasciò tutta la sua famiglia a Mullingar e con la nave raggiunse Glasgow in Scozia, dove con fatica ricostruì una vita in un paese dove l'integrazione per i cattolici irlandesi fu difficile. In questo lavoro racconto con gli occhi di Mary il dolore per l'abbandono della propria terra, dei propri cari e soprattutto quel senso di perdita che accompagna tutti gli immigrati.